165- Dettagli carichi d'anima
e..in fondo, la terza puntata del mio podcast "Vita Creativa"
Anche quest’anno, come sempre mi succede, il 27 di febbraio ho compiuto gli anni. Questa volta 72. E ho voluto festeggiarli iniziando un mio nuovo seminario proprio il 27, con un gruppo stupendo che mi ha regalato quella bella energia che è entrata in ogni mia cellula come un atto magico. Una magia che mi ricorda come il tempo che passa possa essere ricco di novità, di meraviglia, di sempre nuova consapevolezza. Ma ho voglia qui ora di svelarvi un piccolo rito che vivo ad ogni mio compleanno , quasi in silenzio, senza che il mondo se ne accorga e che mi accompagna per tutta la giornata. Quest’anno, è andato avanti anche nei giorni successivi dato che, tenendo il seminario per tutto il week end , ho potuto dedicargli meno tempo del solito.
Il giorno del mio compleanno mi arrivano gli auguri. Quelli di figli e amici che mi telefonano o me li fanno su watsapp, ma anche quelli sui social che sono tanti. Tantissimi.
Centinaia di messaggi, nomi, parole, emoji, tra cui volti che conosco bene, miei allievi di cinquanta anni fa che di anni ne hanno quasi come me ma che ricordo dodicenni, quindicenni, diciottenni. Mie compagne di scuola, miei colleghi, amici e amiche di oggi. Altre persone che appartengono al mio passato e che ricordo appena, altre che non ho mai incontrato. Molti che non conosco affatto e non saprei nemmeno collocare.
Eppure, ognuno di loro, per un istante, si è fermato. Ha scritto, magari pensando con amore a me, magari facendolo per una generica simpatia, magari soltanto perché Facebook glie lo ha ricordato, presentando davanti ai suoi occhi una frase di augurio prefabbricata. Ma, comunque, ciascuno di loro mi ha dedicato anche solo una frazione infinitesimale del suo tempo. E della sua energia. E io potrei limitarmi a un “grazie a tutti”. Sarebbe normale. Comprensibile. Efficiente.
Ma non lo faccio, nonostante Bruno, mio marito, mi guardi ogni volta come si guarda chi sta andando fuori di testa. Uno per uno. Nome per nome. Rispondo a trecento, quattrocento, cinquecento auguri di persone sconosciute. .
Non importa se quella persona la conosco davvero, se abbiamo condiviso un tratto di strada o solo sfiorato lo stesso spazio digitale. Scrivo il suo nome, lo guardo e lo pronuncio dentro di me mentre rispondo.
E in quel momento accade qualcosa. Non è più un gesto sociale. Non è più educazione.
Non è più comunicazione.
Per me quell’attimo che si protrae in ore e ore diventa incontro.
Forse perché quando nomino qualcuno lo riconosco. E quando lo riconosco gli restituisco esistenza. Non alla sua personalità — quella che si presenta nel mondo con ruoli, storie, difese —ma a quel centro silenzioso e luminoso che abita tutti noi. Quel centro di energia consapevole che abbiamo sperimentato a lungo nel seminario. Quel centro di gravità permanente cche abbiamo cantato con Battiato.
È come se dicessi, senza dirlo: Ti vedo. Non solo come persona. Ti vedo come presenza. Ti accolgo come essenza.
E così, ciò che sembra un gesto minuscolo diventa uno scambio energetico reale.
Una corrente sottile che passa da cuore a cuore senza chiedere permesso alla mente.
In un tempo che sembra urlare separazione, conflitto, paura, io compio consapevolmente un atto contrario. Non combatto la guerra, come potrei farlo? Ma la disinnesco in un punto microscopico del campo umano. Semino gocce di buona energia là dove io per prima le ho ricevute.
Rispondere personalmente agli auguri diventa per me allora una pratica. Una meditazione relazionale. Un atto di ecologia dell’anima.
Sento che in quell’atto io non sto ringraziando, sto generando. Generando presenza. Generando riconoscimento. Generando piccoli zampilli d’amore.
E l’amore — quello vero — non ha bisogno di essere proclamato. Gli basta circolare.
Ogni risposta è come accendere una minuscola luce.
Una sola è quasi invisibile ma duecento, trecento, cinquecento iniziano a cambiare l’atmosfera. Creano una costellazione.
Io non so dove arriverà quella luce. Forse quella persona, dopo avermi scritto, era stanca, chiusa, preoccupata. Forse il mio messaggio è un gesto di attenzione che riceve quel giorno.
Forse no. Magari non lo vedrà mai, scorrerà via autoscrollandosi. Ma non è questo il punto. L’energia donata non chiede risultato, chiede solo di essere messa in circolo.
Prima di scrivere respiro. Guarda il nome che ho davanti come se fosse qualcuno seduto lì, di fronte a me. Non immagino il suo volto, percepisco solo la sua presenza umana, essenziale, uguale alla mia. Poi scrivo, anche solo un grazie seguito dal suo nome ma quel grazie non parte dall’abitudine, parte da quello spazio quieto in cui non c’è differenza tra me e lei, me e lui.
Anche una frase semplice diventa vera. Anche un “grazie” diventa incontro.
Forse non cambierà il mondo ma cambierà il campo invisibile in cui il mondo accade.
E oggi abbiamo disperatamente bisogno di persone che, invece di aggiungere rumore, aggiungano presenza, invece di reagire, riconoscano, invece di contrapporsi, colleghino.
E per me, quindi, rispondere agli auguri uno per uno non è una perdita di tempo È un atto creativo, è seminare umanità dove nessuno pensa che possa crescere.
Sono gesti così piccoli che la storia non li registra ma forse è proprio lì che la coscienza si trasforma. Non nelle grandi dichiarazioni, nei dettagli carichi d’anima.
Così, mentre il mondo parla di guerra, io cerco di spargere minuscoli zampilli d’amore.
E forse — silenziosamente, ostinatamente —è proprio da qui che si ricomincia.



Grazie Susanna tante persone ti seguono e ti vogliono bene